MOSCHETA

di Ruzante

4 > 9 dicembre

 

Con Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Barbara Moselli, Enzo Paci

scena e costumi
Guido Fiorato

musiche Andrea Nicolini
luci Sandro Sussi
regia Marco Sciaccaluga 
 

Produzione Teatro Stabile di Genova
Carlo Repetti (direttore) Marco Sciaccaluga (codirettore)

Interpretato da due protagonisti della comicità contemporanea quali Tullio Solenghi (Ruzante) e Maurizio Lastrico (Menato), con Barbara Moselli (Betìa) ed Enzo Paci (Tonin) Moscheta mette in scena con originalissima forza comica un mondo contadino rozzo e sensuale, ma comunque migliore di quello affettato e ingannatore della città, nella quale trionfa la lingua "moscheta" che appartiene ai furbi e agli imbroglioni.

Moscheta è una commedia che, con libertà e forza inventiva paragonabili solo a quelle della quasi contemporanea Mandragola di Machiavelli, affronta temi di grande attualità (sullo sfondo c'è la guerra tra spagnoli e francesi per il controllo del territorio) e situazioni sessualmente esplicite (il triangolo di maschi che ruota intorno a Betìa), disegnando all'interno di queste, con meravigliosa evidenza comica, comportamenti e psicologie di personaggi difficilmente dimenticabili.

Un linguaggio ora dialettale e ora "moscheto", quello di Ruzante (1496c. – 1542), che in questa nuova messa in scena è reso fruibile anche agli spettatori odierni attraverso il discreto e amorevole "adattamento" richiesto dallo Stabile genovese allo specialista Gianfranco De Bosio, cui si deve sin dagli anni Cinquanta la riscoperta dello scrittore e attore padovano sui palcoscenici italiani.

Il provinciale Menato lascia la campagna per raggiungere a Padova la moglie di Ruzante, Betìa, che era stata sua amante e della quale si dichiara ancora innamorato. Respinto dalla donna, Menato pensa di conquistarla facendola litigare con il marito; e, per questo, confida a Ruzante di aver visto Betìa accettare il corteggiamento di uno sconosciuto. In realtà, la donna è sessualmente attratta da Tonin, un soldato bergamasco suo vicino di casa; ma quando Ruzante le si presenta travestito da "spagnaruolo" e la corteggia parlando in lingua moscheta, Betìa finisce con l'accettarne le galanti profferte, fingendo poi di averlo riconosciuto quando il marito la insegue minacciandola di morte. Innescato da queste premesse, scatta così un travolgente gioco di bravate e di vendette, che coinvolge i tre uomini nel tentativo di conquistare, ciascuno a modo suo, la bella Betìa, la quale non si fa scrupolo di trascorrere dalle braccia del ruvido Tonin al letto del furbo Menato, riuscendo infine a tenersi a casa anche il marito.


Spettacoli ore 20.45 - domenica ore 15.45 

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